un filo di Sophia

6 - Passeggiata tra atomi, piante, animali...

Nei gradi che precedono l’umano è sempre la tensione desiderante originaria di forma duale a inventare quelle forme di relazione che caratterizzano quel
grado. Gli atomi. Vivono anch’essi di relazione accomunante? Come si sostengono l’un l’altro in quel grado di vita che è loro? Come si sostengono per non decadere da quel grado di vita che hanno inventato e in cui esistono?

 

Immagino.

 

Immagino una grammatica delle particelle, la sua sintassi, delle sequenze di salti quantici, delle modulazioni continue e varie di energie con cui si avvertono, sanno di loro, attualizzano, in tutti questi rimandi, la spinta originaria ad accomunarsi, conoscersi, rafforzarsi. E questi atti di vita impediscono loro di decadere. Dall’intercettare le presenze reciproche e variamente modulate delle particelle che emettono, delle vibrazioni che emanano, gli atomi vivono gli uni degli altri in un mosso equilibrio e trasmettono allo spazio l’energia che si crea in questa loro forma di relazione.
Ridurli soltanto a numeri e formule è la follia di un pensiero arrogante che si è creduto unico, mentre si è allontanato dalla vita e pensa che la natura sia
l’infinitamente manipolabile.

 

E i pianeti?

 

La scienza non parla forse di attrazione gravitazionale? E questa che cos’è, se non l’energia erotica originaria, spinta a sentire l’esistenza dell’altro e a
segnalare la sua? E, in questa relazione, non è forse possibile, e necessario, dire che i grandi corpi celesti, tendendo l’uno all’altro, e aggirandosi e modulando variamente il loro aggirarsi, si avvertano con modalità differenziate pur restando all’interno di orbite costanti. E intanto questo avvertirsi
incessantemente e reciprocamente li fa permanere nell’esistenza.

 

Poi ci sono le piante.

 

La ricchezza di comunicazione fra di loro è un fatto ormai conosciuto dalla neurobiologia vegetale e ci riempie di meraviglia. Gli alberi, i boschi, i fiori, le
erbe, si captano gli uni gli altri, con sensori in parte ancora sconosciuti si captano, si conoscono, comunicano e restano vita in atto. E quanta ricchezza,
quanta varietà di strumenti di contatto hanno inventato e inventeranno ancora!
Quanta vita ricchissima di accomunamento hanno realizzato con le radici, le foglie, gli incantevoli fiori! E sono anche in grado di conoscere l’animale, per sapersi tra loro in forme sempre nuove, per vivere l’attualità delle loro esistenze con tanta ricchezza di contatto! Quale meraviglia! Quale altissimo eros!
Si dura nell’esistenza vivendo la vita alta degli altri, facendo vivere agli altri la nostra vita migliore.

 

L’idea di porre, a base della realtà, l’idea di una struttura originaria da cui promana infinita energia duale desiderante in sviluppo, consente di dire ciò che ho appena detto. Lo consente, sgomberando il terreno da critiche sciocche e pretestuose. E comunque sia la razionalità a smentire il valore filosofico di questa posizione!

 

E gli animali?

 

Gli animali hanno vari strumenti per cercarsi, conoscersi, viversi: i canti, i colori, gli odori, le tante modulazioni della voce, il sesso con le femmine che
selezionano i maschi migliori, quelli che sanno interpretare l’ambiente in modo profondo, come fossero artisti, quelli in cui il territorio, il cielo, i fiori, i sassi, ecc.. intorno a loro, sono dapprima conosciuti e poi rappresentati con estro sulla superficie del corpo come fossero oggetti d’arte. Gli animali rappresentano quanto hanno conosciuto, esteriorizzandolo nella forma del canto, dei colori, come creazioni di zanne, criniere, impalcature di corna che assomigliano a rami di alberi… Negli animali il mondo entra in forma di mondo ed esce in forma di arte.

 

Con la selezione sessuale, le femmine consegnano al futuro non il dna migliore, ma la migliore tensione alla rappresentazione estetica dell’ambiente, fatta sul suo corpo dall’animale maschio e da lei che lo valuta! Mandano al futuro non un pulviscolo di molecole, ma una forma di relazione che lasci intravedere il primo apparire delle forme dell’arte che tanta gioia poi daranno al grado umano.
Mandano al futuro una forma di energia desiderante che si è oggettivata in una creazione quasi artistica di sé da parte del maschio e in una valutazione che è stata in grado di coglierla da parte delle femmine.

 

Si desiderano anche gli animali nella forma violenta, si desiderano e fanno assumere al desiderio la forma del divoramento. Animali di un ordine mangiano animali di un altro ordine. O mangiano le piante.
Sorge così una prima rudimentale forma necessaria del viversi interiorizzandosi. Si mangia l’altro. Si vuole l’altro in noi. Si deve mangiare l’altro, si deve sentirlo interamente in noi, per durare nell’esistenza e svilupparsi ancora.
Non avendo il desiderio inventato ancor altri mezzi per vivere dell’altro interiorizzandolo, e nello stesso tempo lasciandolo a sé immune da danno, la
prima rudimentale forma del desiderio dell’altro è prenderlo, divorarlo, farne cibo si sé. Ma questo divoramento toglie l’altro dall’esistenza. Così lo slancio duale deve riprendere il lavoro di costruzioni di singolarità esistenti nuove che si prendano, si vivano e si lascino intatte, senza offesa, rinvigorite dal nostro accoglierle che non conosce sangue.

 

Queste singolarità affiorano nel grado umano.
La necessità di “mangiare” l’altro è un “mangiarlo” che lo lascia intatto, a sé, immune da danno. E questo avviene perché la specie umana ha inventato il
rispetto, il pensiero, l’arte con cui esteriorizza in modo incorporeo la vivezza della sua sostanza interiore e la dà da “mangiare” ai pari. Questo “mangiare” e “mangiarsi” è l’amore. Questo interiorizzare l’altra persona e questo interiorizzarsi in lei è la vita ricchissima che lascia le singolarità esistenti, inviolate, mentre vivono l’una dell’altra e l’una nell’altra.
Questa forma di relazione è l’eccellenza dell’esistenza umana. La nobiltà che deve venire al mondo.

 

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2 commenti su “6-Passeggiata tra atomi, piante, animali…”

  1. “Negli animali il mondo entra in forma di mondo ed esce in forma di arte.” è un pensare una realtà differente, aliena se posso permettermi ma non perché non è di questo mondo ma perché mette alla luce un mondo diverso… migliore perché pieno d’amore e di bellezza

  2. Grazie Alessandra è proprio così come dici…
    Il mondo visto da questo punto di vista, l’esserci della tensione all’arte , fin dai gradi remoti della vita, consente di farci uno sguardo più felice e più vero.
    Io , per vedere questo aspetto della vita, sono partita dal porre inizialmente l’esistenza come energia di relazione fra esistente ed esistente, che via via inventa le forme, e l’arte è forma regina, per capirsi e viversi. Nella pace inviolata. Nella pace vivacissima.
    Sfido la ragione a prendere in considerazione questo punto di vista. La sfido a contestarlo.

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