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15 - Resurrezione di Civiltà

Se la donna fosse stata conosciuta per quello che è, creatrice di popoli nel grembo ed autrice di Civiltà nel pensiero; se la natura fosse conosciuta come costituita da esistenti in tendenza reciproca e in relazione tra loro, la conoscenza non si sarebbe orientata verso la strumentalizzazione derealizzante

dell’esistente e la fabbricazione coatta di oggetti demenziali.

Non avrebbe sepolto l’umanità sotto cumuli di sempre nuovi, inutili, stancanti oggetti, né avrebbe sottratto alla terra il suo naturale equilibrio e la sua bellezza.

 

Né avrebbe violato gli oceani con montagne di plastica e con chiazze orribili di petrolio. Né avrebbe sconvolto il clima, né sparso veleni nell’aria, né avrebbe pensato di modificare geneticamente la natura, perché la natura, avendo in sé la sua via di sviluppo, ha fatto da sé questo bellissimo mondo e la specie umana, natura anch’essa, l’avrebbe profondamente rispettata.

 

La conoscenza avrebbe avuto lo slancio e l’ ardore di cogliere davvero gli esistenti per quello che sono e loro sono i loro nessi viventi di accomunamento

degli uni con gli altri, sono l’energia vivissima che si sprigiona in questi nessi.

Il consumismo forsennato e stupido non sarebbe neanche esistito, neanche concepito.

La conoscenza si sarebbe orientata verso la qualità e la bellezza, non verso la quantità con il suo arrogante culto dei numeri e del denaro, non avrebbe fatto di questi dei principi regolatori della vita di tutte e di tutti.

 

La conoscenza avrebbe concepito e realizzato oggetti esteticamente belli.

 

Oggetti che, incorporando la loro storia evolutiva, incorporerebbero nello stesso tempo anche la creatività e l’estrosità delle mani creatrici e realizzatrici. Della mente creatrice e realizzatrice. E questo sarebbe stato per noi motivo di gioia.

Di gioia che trova in se stessa uno stimolo per farci crescere sempre di più sopra noi stessi, per spingerci ad avventurarci sempre di più nel riconoscimento reciproco, nel rispetto, nella fascinazione dell’arte e nell’amore bello e puro che abbiamo atteso da sempre, perché di questo amore noi da sempre abbiamo bisogno per vivere.

 

Gli oggetti non sarebbero mai stati depositari di messaggi di potenza e indicatori di un presunto nostro valore di status di cui ci serviamo (i cosiddetti

potenti si servono!) per umiliare gli altri. Non si sarebbe potuto neanche concepirli come aventi questa funzione.

Se l’umanità avesse saputo se stessa, se avesse conosciuto il potenziale di ardore che la storia della vita cosmica le ha consegnato, se si fosse avvertita come creatrice di vivissimi nessi fra umani, se si fosse radicata nella natura come suo ulteriore e naturale sviluppo, noi non saremmo qui , nel putiferio del mondo, a contemplare i segnali della sua fine.

 

Ripeto. Queste considerazioni si fondano sul pensiero che vede l’origine della vita innestarsi necessariamente su una struttura dinamica avente un’energia di forma duale desiderante.

 

La razionalità di ognuno/a può vedere se questo è, o no, fondato.

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