La società matriarcale:
affinità tra i Moderni Studi Matriarcali e il paradigma del Dono.

di Heide Goettner-Abendroth

dono seao fi 2018

Ci sono analogie importanti tra i Moderni Studi Matriarcali e il paradigma del dono.

Il soggetto degli studi matriarcali è l’analisi e la presentazione delle società non patriarcali del passato e del presente. 

 

Ancora oggi in Asia, in Africa, in America e in Oceania ci sono enclavi di società che seguono modelli matriarcali. Nessuna è un puro capovolgimento del patriarcato dove, come spesso si crede comunemente, governano le donne: al contrario si tratta, senza eccezioni, di società egualitarie. 

 

Ciò significa che non conoscono gerarchie, classi e il dominio di un genere su un altro. Sono società senza dominio, ma hanno lo stesso delle regole. E questo è l’aspetto che le rende così interessanti per qualsiasi ricerca di una nuova filosofia volta a creare una società giusta.

 

L’uguaglianza non significa mero livellamento delle differenze. Le differenze naturali tra i generi e le generazioni vengono rispettate e riconosciute, ma non sono mai utilizzate per creare gerarchie, come avviene di solito nel patriarcato. I diversi generi e generazioni hanno la propria dignità e sono indirizzati gli uni verso gli altri per mezzo di aree di attività complementari.

 

Questo si può vedere in tutti i livelli della società: nell’ambito economico, sociale e politico, nella visione che hanno del mondo e nelle credenze. Più precisamente, i matriarcati sono società a uguaglianza complementare, dove si dedica molta cura per mantenerle bilanciate: essa viene applicata all’equilibrio tra i generi, le generazioni e tra uomo e natura.

Le regole caratteristiche delle società matriarcali sono state meticolosamente ricercate nell’ambito delle società di questo tipo ancora esistenti. I soli fatti storici non possono rivelare come sentono e pensano i popoli matriarcali, dove indirizzano le loro politiche e come vivono la loro fede.

 

Essere in grado di poter condurre delle ricerche antropologiche è un vantaggio. Nella mia opera principale “Il Matriarcato” descrivo le società matriarcali nel mondo e riesco a ricavare esempi delle loro regole e del loro funzionamento a tutti i livelli della società. Per le mie teorie, mi baso su vent’anni di ricerca.

 

Al fine di evidenziare le analogie tra la ricerca matriarcale e il paradigma del dono, farò un breve excursus su alcune regole e regolamenti dell’economia matriarcale. Si tratta di un’economia di sussistenza. Di solito si basa su un’agricoltura che utilizza la forza degli animali (i Mosuo dello Yénnan, in Cina o i Minangkabau di Sumatra, Indonesia) sebbene in alcuni casi ci siano società che si avvalgono della zootecnica (come i Tuareg del Nord Africa).

 

Non esistono né proprietà privata né diritti sul territorio. La gente ha semplicemente il diritto di usare il suolo che ara o i terreni dove pascolano gli animali, perché “Madre Terra” non può essere posseduta o tagliata a pezzi. Lei dà i frutti dei campi e i cuccioli degli animali a tutti, quindi il raccolto e le greggi non possono essere proprietà privata. Alcune parti della terra e un certo numero di animali appartengono al clan matriarcale (clan organizzati matrilinearmente e matrilocalmente) e prevedono il lavoro collettivo. Parti di greggi possono essere unite ad altre parti e la terra cambia spesso di mano all’interno della comunità contadina per la scelta dei lotti.

 

Le donne, e nello specifico le donne più anziane del clan, le matriarche, hanno nelle loro mani i beni più importanti poiché sono responsabili del sostentamento e della protezione di tutti i membri del clan. Le donne, oltre a lavorare loro stesse la terra, organizzano il lavoro nei campi. I raccolti vengono consegnati a loro, così come il latte delle greggi. Anche le grandi case dei clan appartengono a loro o le tende nel caso di tribù nomadi.

 

Le donne matriarcali sono manager e amministratrici che organizzano l’economia senza seguire il principio del profitto, secondo cui un individuo o un gruppo ristretto guadagna: al contrario, ciò che guida la loro azione è la logica materna. Il principio del profitto è un principio egocentrico, dove gli individui e le minoranze sono avvantaggiate rispetto alla maggioranza della gente. La linea di condotta materna è l’esatto contrario, regna l’altruismo e il benessere di tutti è centrale. E’ al contempo un principio spirituale in cui gli uomini apprendono dalla natura. Madre Natura si prende cura di tutti gli esseri per quanto possano essere diversi tra loro e lo stesso succede nel principio della logica materna: una buona madre si cura di tutti i suoi bambini al di là delle loro diversità.

 

Presso i Mosuo ad esempio, la donna che è eletta alla guida del clan materno fra le sue sorelle, è quella che mostra una più chiara predispozione alla cura degli altri membri del clan.

 

Il materno come principio etico pervade tutte le aree della società matriarcale, e ad esso danno credito anche gli uomini. Se un uomo di una società matriarcale vuole acquisire considerazione fra i suoi simili o rappresentare il clan verso l’esterno, il criterio è: “Deve essere come una buona madre” (Minangkabau). Sul piano economico questo principio agisce come prevenzione all’economia dello scambio come nella definizione che ne dà Genevieve Vaughan:

Nello scambio si dona per ricevere. In questo caso sono necessari il calcolo e la misura ed è necessario stabilire un’equivalenza tra i prodotti. (Vaughan sta parlando della definizione del denaro. HGA) Nello scambio, la tendenza logica è orientata verso l’Io invece che verso l’altro. Chi dona utilizza il soddisfacimento del bisogno dell’altro come mezzo per soddisfare il proprio. […] Nel capitalismo, il paradigma dello scambio regna incontrastato ed è alla base della realtà patriarcale. (1997:31)

Facendo un paragone, l’economia matriarcale è esattamente quello che Vaughan definisce l’economia del dono:

Si tratta di un modo di costruire e interpretare la realtà che deriva dalla pratica materna e perciò è basato sulle donne. […] Il paradigma del dono sottolinea l’importanza del dare per soddisfare i bisogni ed è orientato verso il bisogno anzichè verso il profitto. (Ibid. 30)

Non si tratta comunque di un’idea romantica del materno, così come è stata rappresentata tanto spesso nel patriarcato, portando il concetto del materno a una svalutazione e facendolo sembrare soltanto sentimentale. Si tratta di un caso di oscuramento sistematico del fatto che il materno è un lavoro di cura e nutrimento che sta ancora alla base di ogni società, compresi tutti i patriarcati. Dal nostro punto di vista non importa se la cura e il nutrimento sono esercitati dalle madri, che comunque lo fanno spessissimo, o da altri. Senza questo lavoro di cura quotidiana, non ci sarebbe assistenza per i malati, per ogni qualsivoglia situazione di crisi o per gli anziani. Nello specifico, non ci sarebbero più i bambini, il che significa che in breve tempo tutte le società smetterebbero di esistere. Il lavoro materno è il lavoro più importante di tutti, è lavoro per la vita stessa, lavoro per il futuro. Vista la sua grande importanza, questo lavoro è stato intenzionalmente reso invisibile dal patriarcato.

 

I matriarcati costruiscono consapevolmente la loro esistenza su questo lavoro, ed è per questo che sono molto più realistici dei patriarcati, senza menzionare il fatto che hanno anche molta più vitalità. Sono per principio orientati verso il bisogno. I loro regolamenti hanno lo scopo di venire incontro ai bisogni di tutti con il massimo del beneficio.

 

Ciò può essere dimostrato nei diversi ambiti delle società matriarcali, ma si andrebbe al di là dello scopo di una pura introduzione, così mi limiterò ai soli aspetti dell’economia matriarcale. Nelle economie matriarcali il dono non è un mero atto arbitrario, una coincidenza confinata alla sfera privata. Oltretutto, nessuno forza le madri e la gente che cura a farlo, negando il riconoscimento del loro lavoro. Il dono forzato è il modello dello sfruttamento patriarcale, soprattutto per quanto riguarda il lavoro delle donne. Il principio dell’economia patriarcale contrasta con questo tipo di “dono”. Nell’economia matriarcale le merci circolano come doni. Di solito la moneta è sconosciuta, perché non ha uno scopo. Le feste popolari stagionali che segnano l’anno agricolo sono il motore principale delle economie matriarcali. Vi si aggiungono le ricorrenze che segnano il ciclo vitale dei componenti del clan, che sono anche celebrate dall’intero villaggio o città. In tutte queste occasioni le merci “circolano” non nel senso di scambio che genera profitto, ma come dono. Per esempio è di regola che il clan che ha avuto un raccolto eccezionalmente abbondante “regalerà” questa ricchezza alla prima occasione. Alla festa successiva questo clan fortunato sarà ampiamente coinvolto invitando tutto il villaggio, la città o il distretto, intratterrà tutti e farà dei doni. Il clan terrà la festa e non riceverà niente in cambio. All’interno di una società patriarcale sarebbe un comportamento suicida e manderebbe in rovina il clan che dà. Ma nelle società matriarcali ci si muove secondo la massima “Chi ha deve dare”. E alla festa successiva sarà un altro clan, che si è mostrato migliore del resto della comunità, a portare avanti questo ruolo. Adesso gli invitati sono altri e i doni sono devoluti con generosità.

 

Così tutto gira in circolo nella comunità, ed è sempre il clan più agiato che ha la responsabilità dell’organizzazione della festa. D’altra parte le feste dei singoli clan, che coinvolgono tutti i clan, secondo i cicli della vita, quali nascite, iniziazioni e funerali, sono tenute dai singoli clan per celebrare uno di questo eventi. E anche qui vige la regola che i clan più ricchi aiutano quelli meno ricchi, in modo da dare anche a loro la possibilità di invitare la gente della comunità ad una festa di valore.

 

Sembra che in questo sistema economico non sia possibile l’accumulazione di beni come guadagno del singolo. L’economia matriarcale non si basa, come quella patriarcale sull’accumulazione.

 

Anzi, è piuttosto vero il contrario: le azioni economiche sono indirizzate verso un livellamento degli standard di vita, il che permette di raggiungere un’economia di uguaglianza (bilanciamento).

 

Questa economia di bilanciamento non è uno scambio nascosto (invisibile), dove si danno beni per ricevere un valore equivalente. Sarebbe un calcolo, non un dono. I clan meno fortunati non potrebbero rendere nemmeno se lo volessero; in questo modo sarebbe neutralizzata l’azione di bilanciamento e non si riuscirebbe a raggiungere l’equilibrio che si vuole. Ecco perché il dono del clan, ricchezza solo temporanea, è sempre un dono. L’economia di bilanciamento non è “primitiva” perché non conosce lo strumento simbolico del denaro. Anzi, fondamentalmente non se ne interessa; non ha bisogno del denaro, perché il denaro distruggerebbe l’economia di bilanciamento.

 

Un clan generoso, che si è ingrandito nella maniera descritta, non acquisisce il diritto di domanda di beni dagli altri clan, ma guadagna in onore. “Onore” nel matriarcato significa che l’altruismo e l’azione a favore della società fanno guadagnare una grande ammirazione degli altri clan, e questo atto mette alla prova e rafforza le relazioni fra i clan. L’onore equivale a un controvalore di livello più alto, grazie alla sua valenza di amicizia e contatto umano non quantificabile e senza prezzo. Un simile clan sarà sempre sostenuto e aiutato dagli altri clan, nel caso avesse mai bisogno di qualcosa o attraversasse tempi difficili. Questo diviene a sua volta una questione di onore. Nelle società matriarcali, da questo punto di vista, l’economia di bilanciamento è anche un sistema di mutuo soccorso senza bisogno di istituire una tassa. L’economia di bilanciamento è sinonimo di economia del dono e sprigiona i sentimenti umani più nobili come il dare senza riserve, la vera devozione, la benevolenza e l’amicizia. Il suo scopo è la cura e la profondità delle relazioni umane e sociali, tramite il soddisfacimento dei bisogni senza altre motivazioni. Questo fa crescere l’amore. E’ il principio del dare materno senza riserve, sia in senso fisico che spirituale.

Nel suo libro “Per-donare”, Genevieve Vaughan lo descrive in questo modo:

Soddisfare i bisogni crea dei legami tra chi dona e chi riceve. Riconoscere il bisogno altrui e fare in modo di soddisfarlo, rende il donatore consapevole dell’esistenza dell’altro, mentre ricevere da qualcun’altro qualcosa che soddisfa un bisogno, comporta che chi riceve riconosca l’esistenza dell’altro.(1997: 30)

I moderni studi matriarcali hanno aggiunto un punto importante. L’economia del dono così come la descrive Genevieve Vaughan, che la chiama “paradigma del dono”, non è solo un punto di vista, ma un valore fra i più alti e una pratica reale di intere società, del passato e del presente. Per questa ragione ho scelto di fare una breve presentazione di tutte le aree intorno le quali ruota questa nuova ricerca, che indaga il fine e le caratteristiche basilari delle società matriarcali.

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