La ricerca di sé

di Mariagrazia Napolitano

Ci sono vite che vanno a male nel tentativo di diventare quello che non siamo.
La mia era fra quelle.
Ero arrivata al massimo dello sforzo  nell’accettare un mondo senza amore, un mondo fatto di malizia: bugie, inganni, furbizia.
No, proprio non ci riuscivo a stare a quella realtà.
Non so da quante ore ero lì di fronte al limite estremo: vivere o morire?
Non mi era possibile andare oltre, accettare ciò che per me non era reale. Ero immersa nel buio più totale, dentro e fuori di me. Fuori, nella vita apparente, ero semplicemente distesa nel mio letto da ore, al buio, forse dalla mattina, ma doveva essere già notte quando giunsi al limite estremo.
Dentro di me non era più possibile andare oltre.

Dovevo accettare quella realtà. Ogni sforzo fatto fin lì per entrare in una realtà fatta di inganni e mistificazioni non era approdato a niente.
Nonostante gli sforzi non ero riuscita a diventare come mi volevano e stavo prendendo atto che, così com’ero, non sarei mai stata amata.
Era la fine per me. Ne potevo solo impazzire o morire e mi disposi a perdere la vita.
E’ questo il destino di una donna che scopre di essere diversa dal mondo che abita.
Aliena è per lei  la realtà fondata sul male, sul male-dire, mal-pensare, sull’inverso del reale che le abita dentro. La realtà esterna non coincide con la vita dentro.
E’ di un ordine di senso inverso.
L’amore l’avevo cercato fin da bambina fuori di me, nello sguardo della gente, nel modo di vivere e ragionare della gente e facendomi grande avevo finito con l’arrendermi all’evidenza.
La vita che mi abitava dentro non esisteva fuori e mi sono chiusa in me stessa.

I miei studi scientifici mi avevano abituata a considerare che ciò che ci determina fuori nasce dalla vita molecolare, in particolare da quella ormonale.
Il corpo femminile deve la sua differenza al prevalere di ormoni femminili, estrogeni e progesterone.
Così come il corpo maschile deve la sua differenza al prevalere del testosterone, l’ormone maschile.
Questi ormoni non determinano solo le caratteristiche esterne dei corpi ma soprattutto il loro funzionamento nell’essere donna o uomo e nel loro modo di concepire la realtà.
Questa differenza viene mascherata e mistificata dal crescere entro lo stesso ordine di saperi e impariamo ad agire e pensare come se fossimo tutti uguali, semplicemente persone, soggetti neutri.
Il cammino di crescita femminile, nella scuola di ogni ordine e grado, è un cammino di deportazione che inesorabilmente e invisibilmente separa mente e corpo femminile.

Si tratta di una scissione letale, un peccato mortale, che porta la vita femminile a radicarsi sull’albero della vita maschile, avendo perso il contatto mistico con la propria radice sacra, innata.
Questo innesto ad alcune donne non riesce perché rimane viva e palpitante la propria matrice divina.
Sono questi i casi in cui una donna che cresce separata dalla bambina che era, la sua scintilla divina, può giungere al limite delle sue forze e vivere la morte come un sollievo.
O morte benedetta, dice la Crostarosa nella sua esperienza mistica di redenzione.
E’ così che scopre la porta strettissima, il passaggio segreto, misterico, che porta dalla vita umana alla vita divina.
E’ questo il passaggio che a me si è rivelato e che dopo sette anni di indagine simbolica ho voluto rivelare al mondo, alle donne che si sono negate e perse.
Non c’era un luogo in cui farlo, ho dovuto inventarlo, il Centro, grazie a una donna.
Non c’era una lingua in cui dirlo, ho dovuto crearla, grazie a una donna in ascolto e interlocuzione profonda.
L’Opera, in me e fuori di me, continuava ad essere duale.
Manifestazione visibile della Matrice duale Madre Figlia che governa il vivere del corpo femminile e ne garantisce la verginità ontologica.
Il Centro è stato dunque la prima cellula e il centro motore di un mondo di origine femminile.
Un mondo organico al corpo femminile.

Un mondo che cresceva come cresce la vita nel grembo femminile.
La cellula uovo che si apre alla fecondazione da parte di una cellula altra.
Lo zigote, la prima cellula che incarna una nuova vita, che rapidamente si moltiplica secondo un programma embrionale innato, già codificato dalla vita eterna.
Si fa morula, blastula, gastrula fino a disegnare l’asse di costruzione della creatura.
La creazione è opera divina, innata, e segue sempre le forme codificate per tutto il tempo dell’embriogenesi che è tempo di creazione del progetto creatura.
Il mondo che andavamo creando era opera divina, voluta dalla vita stessa che in noi si incarnava.
Come manifestarlo all’esterno di quel grembo che ci conteneva e chiamavamo “politica prima”???
Neanche sapevamo di noi stesse, come nessuna creatura sa di sé mentre nel grembo materno si va creando.

Come potevamo dirci fuori da quel grembo?
Tante lo chiedevano e un giorno nacque il racconto delle parole che stavamo creando.

Mariagrazia Napolitano

Condivi su:

Informativa: questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi