Invito alla lettura: La Magica Forza del Negativo

Diotima

La Magica Forza del Negativo

Liguori, 2005

 

“… pensare il lavoro che il negativo riesce a fare, come: sciogliere legami non liberi, sgombrare la mente da costruzioni inutili, alleggerire la volontà da fardelli insensati … che si parli, è già un lavoro del negativo, perché le parole nascono tra due, dopo una separazione, e la separazione è un nome del negativo.

Il negativo che non disfa, o non completamente, l’ordine del discorso in cui si è introdotto o è stato introdotto, vuol dire che, poco o tanto, ha smesso di distruggere e che sta al gioco del simbolico, fra presenza e assenza.

Del negativo possiamo dire che separa, taglia, sopprime, rimuove, nega e ri-nega, esclude, isola …. e così facendo, se c’è lavoro, se tutto non si risolve nel caos e nella distruzione, se c’è un minimo di ordine simbolico (se c’è due e una relazione fra), esso fa pensare: genera il pensiero, nel senso che lo sprigiona, lo scioglie, lo libera ….

Il negativo è una potenza impersonale e agisce di suo, ma quello che fa lo fa in noi, che sia contro o con, e tutto è a nostre spese, che sia distruzione o lavoro.

Leggo queste parole di Luisa Muraro nell’Introduzione del libro “la magica forza del negativo” e ne vedo la potenza profetica.

E’ un libro di Diotima del 2005 ma mi coglie nel segno oggi, a distanza di oltre dieci anni.

Rileggo dal mio diario di bordo…

…E’ passato un mese .. no due … forse tre.. ho perso la nozione del tempo ma, insomma, è accaduto e fa già parte del passato e può entrare nella Storia. Può essere guardato e ….. pensato.

Come? Mi trovo a riprendere in mano il libro che da tempo staziona nella mia libreria in attesa che arrivi il suo tempo: “La magica forza del negativo”.

Il suo tempo è arrivato! …… non da solo, è stato aiutato dall’arrivo del pensiero di una donna che parlava del

“suicidio di un ragazzo, giovane padre, ragazzo di successo, bel lavoro, voce di punta di una radio nazionale, una di quelle vite che da fuori paiono belle. Però mi sconvolge che un ragazzo possa provare un dolore così insormontabile da essere più grande della vita, che devi togliertela per tua mano la vita perché è troppo. Troppo. Persino più dell’amore per un figlio che so bene essere infinito. Ecco c’è qualcosa che va oltre l’infinito. …. Paradossalmente il nostro finito. La nostra fatica grave pesante, di accogliere le nostre fragilità. Di accogliere, intendo, al punto di mostrarle. Perché forse, dico forse, ci potremmo salvare se ammettessimo le nostre fragilità l’uno di fronte all’altro…….”

E’ vero! ….. penso leggendo queste parole …..E’ così che si sono salvate le donne…

Si sono messe l’una di fronte all’altra a parlare delle proprie fragilità e così facendo si sono sgravate della loro miseria, l’hanno tirata fuori per piangerla assieme, contemplarla….. in luoghi politici, ma già embrioni di un nuovo ordine del sacro: i collettivi femministi.

Tutto quell’amore che li fece nascere non bastò a non farli morire.

Li vedemmo morire i collettivi, l’uno dopo l’altro, in ogni luogo, e con loro vedemmo scomparire anche le donne, le ragazze che li avevano creato.

Perché questa morìa?

L’amore non basta, diceva la donna del messaggio. L’amore non basta a tenere in vita la vita.

A tenere in vita la vita gioca anche il suo contrario.

Una forza, uguale e contraria che opera per distruggere, disfare, de-creare ciò che l’amore crea.

In questo incessante movimento di creazione e de-creazione la vita si rigenera, da miliardi di anni.

Niente nell’ordine cosmico della vita è eterno, tutto nasce cresce muore e rinasce in un processo dinamico e in un ordine di senso che è proprio di ogni gravidanza.

Ormai sono in tanti a dirlo. Alla Crostarosa lo dice direttamente il suo Dio: la creazione è una gravidanza divina, impersonale.

La creazione, come la creatura, nasce da un concepimento a due e procede per fasi come ogni gestazione fino a quella del travaglio che conduce alla fase espulsiva della nascita.

Senza il simbolico della creazione femminile ogni sofferenza che spinge a separarsi si consuma senza senso.

La morte dei collettivi, all’ombra di questa luce, è una morte nera, senza senso.

Ma alla luce della gravidanza (simbolica, politica, spirituale), alla luce della gravidanza femminile della vita, acquista tutt’altro senso: è l’annuncio di un lieto evento.

Infatti dopo la morte dei collettivi vediamo nascere miriadi di luoghi che trasformano quella prima apparizione di magistero femminile in centri di ricerca, librerie, università delle donne.

Basta illuminare la Storia delle donne con questa nuova luce per veder trasformare i conflitti in doglie e la violenza di un travaglio, nella spinta necessaria a far nascere vita nuova.

E’ questo il lavoro del negativo.

Spingere, spingere, spingere fino a quando la Creatura non viene alla luce.

Chi avrebbe potuto capire, prima che la Crostarosa lo rivelasse, che i conflitti vanno monitorati come si fa in un travaglio? Che dei conflitti va misurata la potenza e la frequenza per poter misurare la dilatazione simbolica raggiunta dal canale da parto?

Io so solo che la potenza espulsiva operata su di me mi ha spinta fuori, di botto.

Che la mia resistenza ad ogni opposizione è venuta meno, così, naturalmente, all’improvviso.

All’improvviso mi sono trovata a contemplare “da fuori” cosa stava accadendo senza opporre più alcuna resistenza e sono andata via, per sempre, come fosse la cosa più naturale del mondo.

Sono uscita di scena.

E con me l’Opera.

E’ Luisa Muraro a chiudere l’introduzione di questo libro con queste parole.

“Ai nostri giorni la causa principale del deteriorarsi del negativo è diventata la buona volontà che vuole trionfare, e noi con essa.

Comincia ad esistere un’arte che fa come la mistica, rinuncia ai valori estetici per rappresentare puramente il negativo. Alle fiabe questa cosa riesce con meravigliosa semplicità, perché le fiabe …. hanno la stessa stoffa della mistica.

(da Fenomelogia dello spirito di Hegel) … lo “spirito” …… non è come il positivo che non si da cura del negativo, lo spirito non fa come noi che diciamo” non è niente”, “è sbagliato” per passare molto sbrigativamente ad altro. La grande forza dello spirito sta proprio nel fatto che sa guardare in faccia il negativo e soffermarsi presso di lui. “Questo soffermarsi- conclude Hegel …- è la magica forza che volge il negativo nell’”essere”.

La de-creazione è opera dello Spirito, lo Spirito … è il Dio de-creatore, il Dio trasformatore. Ma può agire “solo con la nostra cooperazione”.

Si tratta di impedire che il negativo vada a male. Si tratta, in altre parole, di sapere come si produca quell’intervallo che ha la finezza di un capello e che fa l’abissale distanza fra la de-creazione e la distruzione.”
Ed io dico Amen

Mariagrazia Napolitano

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4 commenti su “La magica forza del Negativo”

  1. Ho letto la recensione al libro di Diotima: La magica forza del negativo. Concludi, secondo me sviluppandolo, il discorso di Luisa Muraro con una riflessione che mi è arrivata subito. “dobbiamo impedire che il negativo vada a male. Dobbiamo distinguere quello spazio non più largo di un capello in cui la de-creazione si distingua dalla distruzione.” Pensavo a questa importante distinzione: de-creazione / distruzione.
    Io ho capito così: la de-creazione è una forza naturale, cosmica, con cui l’evoluzione procede a creare il nuovo. E fin qui sono d’accordo, e non solo intellettualmente.
    Ma questo nuovo creato non è creato a caso, non basta che sia un diverso, un “non” hegeliano (hegel lo detesto!), non basta che arrivi una diversità qualsiasi. Secondo me la de-creazione arriva non per creare un qualsiasi diverso, semplicemente un qualcosa che non sia la cosa di prima, (in questo modo un post-umano robotizzato degli scienziati dementi sarebbe un diverso buono e giusto, perché si pone, e si impone, dopo la de-creazione. Quindi va bene così!)
    La de-creazione accade, secondo me, quando una fase della vita si è maturata, ha esaurito il suo percorso vitale, perciò se ne va. Per esempio io l’ho provato quando è mancata mia madre. Qualcosa stava finendo, perché aveva fatto per 47 anni il suo corso. E io , pur nel dolore, riuscivo ad accettare questo evento. Se fosse successo 2, 3 anni prima, forse il dolore mi avrebbe travolta. Se fosse successo 2,3 anni dopo, forse io non avrei potuto dare a mia madre niente di vitale. E questo per me sarebbe stato un dolore grande. La de-creazione (o negativo) è avvenuta quando le cose erano mature per questo, come fa un frutto quando cade dall’albero. Dopo che mia madre mi ha lasciata, dopo qualche mese di lutto, sono rifiorite in me nuove forze, un di più rispetto a come ero prima.
    Il diverso che avviene dopo la scure della de-creazione è meraviglioso quando è uno sviluppo rispetto a come si era prima. È un di più. Penso al modello dell’ALBERO. il seme si dissolve e viene fuori tutto il resto. Altrimenti , se la de-creazione non porta a un di più suvcessivo, è una furbata di chi vuol far accadere quello che vuole lui. E dopo accaduto, santificarlo. Vedi il governo Salvini-Di Maio. La loro diversità è un inganno gigantesco, anche se loro fanno altre cose rispetto a quelle dei governi di prima. E la distruzione che cos’è , se non impedire alla de-creazione di operare al momento giusto?. La distruzione mutila la vita, non la lascia maturare con le sue forze “autoctone.
    La distruzione è quando nel linguaggio popolare si dice ” se n’è andato prima del tempo.
    L’ impedimento all’operare della de-creazione è una cosa violenta e innaturale. È distruzione appunto. È la cultura contro le donne che si prende sempre quello che vuole e quando vuole e non lascia maturare niente. Non lascia strutturalmente accadere il nuovo.

  2. Che ricco pensare sul senso della de-creazione e della distruzione. Penso anch’io che la de-creazione appartenga all’ordine naturale, divino, delle cose e la distruzione all’ordine umano della vita.
    Ma mi colpisce un dettaglio su cui richiami l’attenzione: il senso del diverso. Scrivi infatti
    “Secondo me la de-creazione arriva non per creare un qualsiasi diverso, semplicemente un qualcosa che non sia la cosa di prima …Il diverso che avviene dopo la scure della de-creazione è meraviglioso quando è uno sviluppo rispetto a come si era prima. È un di più. ”
    Questo dettaglio acquista particolare rilievo proprio alla luce dei processi naturali.
    Ogni creatura che viene alla luce è portatrice della vita che la genera ma anche della propria singolarità.
    Quando ad operare è la volontà di distruggere ciò che c’era prima non c’è continuum ma eliminazione della vita precedente. Quindi il risultato è una perdita secca nell’economia della vita.

  3. Sulla “magica forza del negativo” abbiamo l’accordo su tre punti importanti inerenti alla de-creazione, alla distruzione, allo sviluppo non casuale (mi permetti di aggiungere “matto” ?) della vita.
    La funzione della decreazione per entrambe è la creazione del nuovo, terminata una vecchia fase, che si ritira proprio perché non ha più nulla da dare. A me viene da dire che corrisponde al “non” hegeliano.
    Il nuovo per entrambe è uno sviluppo creativo di ciò che si lascia. Tu lo dici bene quando dici “ogni creatura è portatrice della vita che la genera, ma anche della propria singolarità “.
    Sulla distruzione concordiamo entrambe che non appartiene all’ ordine divino, come dici tu con un’espressione che mi piace. Io dico la stessa cosa, dicendo che la distruzione impedisce alla de-creazione di operare naturalmente.
    La distruzione per entrambe è dovuta all’ordine umano di operare. E l’ordine umano è strutturato sul simbolico patriarcale, che ha preteso violentemente di farsi neutro e riguardare anche le donne.
    Ora questo nostro accordo è già un punto di forza per noi. Perciò ne abbiamo guadagnato a parlarci .
    Ma queste posizioni su, appunto, de-creazione, distruzione e sviluppo non casuale, hanno di fronte nel mondo posizioni esattamente opposte e pronte a gettarsi con supponenza contro le nostre.
    Se noi parliamo di de-creazione come di un ordine naturale, divino e cosmico, abbiamo un coro frastornante di buu da sostenere. Infatti la cultura di oggi litiga su tutto, ma è assolutamente concorde nel dire che non esiste nessun ordine né naturale, né cosmico, né divino perché esiste un solo operatore IL CASO che una volta accaduto, proprio per caso, diventa NECESSITÀ.
    Elvia

  4. La Natura non gioca a scacchi, diceva Einstein e anche per me è difficile immaginare il CASO come motore di vita unico e assoluto
    L’unica casualità riconoscibile per me è quella del crossingover, quel momento in cui le carte ( gli alleli dei cromosomi) del patrimonio genetico si mescolano tra loro per dar vita a nuove “smazzate” ( alla ricombinazione genetica) ecco questa casualità è del tutto “voluta” e quindi non si potrebbe neanche pensare dovuta al CASO
    Tutto si ripete in natura, a livello materiale e immateriale, seguendo una base modulistica che rimane Eterna
    Vedi il Duale e la sua diretta conseguenza Trinitaria

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