Frutto del ventre, frutto della mente Maria, madre del cristianesimo

di Nadia Lucchesi – Luciana Tufani Editrice, Ferrara 2002.

Frutto del ventre, frutto della mente Maria, madre del cristianesimo

PREFAZIONE

Questo libro nasce da un impulso irresistibile, un bisogno profondo e un’intuizione. Comincio dalla fine, che è stata in realtà l’inizio: ho improvvisamente avuto la certezza che il Cristianesimo sia stato il frutto della mente di Maria, così come Gesù lo è stato del suo ventre.
Molti e molte prima di me lo hanno saputo, perfino S. Agostino, nonostante la sua palese misoginia. Io però non l’avevo mai sentito dire così apertamente e non solo a causa della mia ignoranza. Nelle ricerche che mi hanno impegnato in questi anni ho rinvenuto tracce e testimonianze di un sapere occultato, negato, censurato, talora sopravvissuto grazie ai veli di cui sa rivestirsi il linguaggio o attraverso l’esplicita, ma silenziosa, lezione delle immagini. Quella delle Vierges ouvrantes, per fare solo un esempio, salvate dalla furia inquisitrice della Chiesa in virtù di una più forte devozione popolare: si tratta di statue della Madonna che, potendosi aprire come uno scrigno, mostrano che “dentro” Maria (la cui immagine tradizionale col Bambino in braccio è quella che appare quando la statua è chiusa) c’è lo stesso Dio Padre col Figlio crocifisso sulle ginocchia.

Mi sono per molto tempo chiesta perché questa idea così chiara, così forte, fosse venuta proprio a me e perché non mi sia stato possibile sottrarmi all’obbligo, che essa costituiva, di giustificarla e di renderla condivisibile, anche se ogni volta che l’ho manifestata a qualcuna, l’ho vista accogliere immediatamente, senza esitazioni. Via via che procedevo nella mia faticosa indagine mi si chiarivano alcune ragioni, mentre altre continuano a restarmi incomprensibili. In tal senso, questo libro è un azzardo e una sfida, prima per me che per chi mi leggerà.

 

Credo di aver compreso da dove veniva l’impulso e, soprattutto, cosa l’abbia sostenuto fin qui, dal 1996 ad oggi. Avevo alle spalle una storia analoga a tante donne della mia generazione: l’educazione cattolica nell’infanzia, il distacco dalla tradizione nell’adolescenza, il ‘68, il femminismo. Negli anni ‘80 il pensiero della differenza sessuale mi ha riconciliato con la cultura e con la realtà: con questa consapevolezza nuova sono andata incontro alle filosofe del ‘900, in particolare Simone Weil, e alla politica. Sono stati anni intensi e ricchi, in cui la riflessione si dipanava tra misticismo e pratiche delle relazioni, in una nuova prospettiva, insieme personale e pubblica. Questo nesso mi affascinava in modo particolare e mi spingeva a chiedermi in quale direzione si orientassero gli sguardi delle mistiche e dei mistici, oggi. Mi sono capitati in mano due libri e una sola risposta: Maria, la sua capacità di mettere al mondo nientemeno che un nuovo dio, e, così facendo, di cambiarlo questo stesso mondo.

 

Da qui è venuta la spinta a trovare anche la risposta alla vera domanda di tutta la mia vita: come si fa a modificare i meccanismi universali, senza provocare disordine, delirio o, peggio, deserto? Come si può, dall’infinitamente piccolo che siamo incidere sull’infinitamente grande che non conosciamo? Cosa posso io “fare” per proseguire una “nuova” tessitura simbolica della realtà?

 

Io ho trovato una soluzione per me: fare luce su Maria, dire di Lei la mia verità, apprendendola insieme anche di me stessa.

 

Qui c’è il mio bisogno, la mia necessità: fare i conti con la madre, la mia di carne e ossa e quella simbolica che tutte ci agisce e attraversa; fare i conti con la madre del figlio maschio, che io sono. È un lavoro importante, perché in queste relazioni è inscritta la possibilità di restituire la vita alla dimensione della gioia e della misura. Il primo passo è stato compiuto quando il pensiero della differenza sessuale (penso soprattutto alle elaborazioni di Luce Irigaray e Luisa Muraro) ha posto al centro della sua ricerca la relazione madre – figlia (cfr. Etica della differenza sessuale, Feltrinelli, Milano 1985; e L’ordine simbolico della madre, Editori Riuniti, Roma 1991) e ha indicato le modalità di costruzione di una civiltà di donne e uomini liberi di seguire il proprio desiderio. Io ho avuto un figlio maschio e ho capito tardi, solo dopo averla profondamente sofferta, la differenza che c’è tra lui e me, benché mi fossi a lungo illusa che essa non si sarebbe manifestata, tra noi, in tutta la sua crudezza.

 

Mi sbagliavo, peccavo di ingenuità, ma non ero e non solo la sola. Benché io abbia cercato di tenerlo lontano da tutti gli eroi, non ci sono riuscita. Mancano ancora esempi da offrire a questi figli maschi, immagini belle di uomini differenti, non solo “alternativi”. L’unica figura veramente forte e non violenta, che ci viene dalla civiltà occidentale, è quella del Figlio inchiodato sulla croce in nome del Padre: come possiamo sperare che non siano tutti, alla fine, sedotti e incantati dalla morte? Come possiamo offrire loro la consapevolezza che c’è altro, un altro mondo, un’altra storia, un’altra verità? Come diventeranno padri che rinunciano a mettere in croce i loro stessi figli?

 

Il fatto è che l’immaginario patriarcale non ha saputo fare della croce nient’altro che uno strumento di morte e ha voluto che essa si ergesse sopra un’umanità dolente, le cui più rappresentative personalità erano, e restano, femminili. Le donne stanno sotto la croce, le madri tra le prime, come se fosse, il loro, un destino ineluttabile di rassegnazione, di sopportazione. Altro è la croce, altra la strada che le donne scelgono, e anche nel Vangelo se ne trova coscienza, poiché la buona novella si conclude con la resurrezione, con la vita.

 

Maria è la madre nuova, e insieme antichissima, che cambia il Padre e il Figlio, che fa irrompere nella cultura dominante e patriarcale del suo tempo la potenza simbolica della ri-nascita, della creatività collegate da sempre alle strutture profonde dell’anima, del corpo, dello spirito femminili.

 

Ella è già Immacolata, prima di qualunque sacrificio, senza sacrificio: capire questo vuol dire fare ordine in un mondo che si regge invece sulla logica del potere e del terrore, che pretende il martirio in cambio di riconoscimento. L’opera straordinaria di Maria è da sempre sotto i nostri occhi, ma per vederla ci vuole una “rivoluzione copernicana”, che si è compiuta solo nel secolo scorso, quando l’io del logos è finalmente stato identificato: maschile, parziale, limitato. Sono state la filosofia e la psicanalisi del Novecento a far emergere questo dato, che la riflessione femminile è stata capace di radicalizzare e di trasformare in strumento di modificazione profonda della realtà.

 

Dire la mia verità sulla Madonna è il modo che ho scelto per offrire a me stessa e a mio figlio, alle tante donne del mondo e ai loro figli, una possibilità di salvezza nel nome della madre, che certo piange, certo sa contemplare la croce e la sofferenza, ma sa soprattutto indicare la modalità di costruzione di un mondo libero dalla mistica tutta patriarcale della morte.

 

In questi anni ho avuto più volte modo di esporre le mie idee e di rendere conto del mio lavoro soprattutto alle Vicine di casa, le donne che da anni sono a Mestre un esempio concreto della fecondità politica delle pratiche e del pensiero della differenza sessuale. Una in particolare, Alessandra De Perini, è stata per me preziosa consigliera, regalandomi misura e giudizio, ma anche incoraggiamento e sostegno. Grazie a lei, ho trovato il coraggio di espormi sulla scena pubblica anche prima di portare a termine questo libro e dall’interesse, che i miei discorsi hanno suscitato, ho ricavato conferme e autorizzazione.

 

Resta ancora qualcosa da dire sulle “ragioni”, ancora a me stessa non del tutto chiare, del desiderio di accostarmi a Maria. Il fatto è che questa idea, che mi aveva fatto sobbalzare di stupore in un momento della mia vita in cui tutto sembrava andare meravigliosamente bene, si è poi concretata mentre facevo i conti con una serie di disastri, personali e familiari. Se li ho attraversati senza soccombere è stato in buona misura grazie all’incontro con le Acque di Luce, che vengono dalle fonti delle apparizioni mariane. Esse mi sono state offerte in dono da una donna, Laura Frescura, che ha saputo stare al di sopra della mia diffidenza e della mia incredulità: a lei devo la ritrovata salute e un nuovo equilibrio. Non so ancora cosa pensare veramente di tutto ciò, ma so che senza questo aiuto non avrei mai potuto portare a termine questo libro.

 

Ora il mio lavoro è concluso e io lo presento a lettrici e lettori, articolato in otto capitoli, di cui fornisco qui una breve sintesi:

Capitolo 1: Veggenti: la riflessione riguarda il fenomeno delle apparizioni mariane e si articola a partire da una interrogazione sul senso di questi eventi. Nella mia ricognizione mi sono sentita libera sia da preoccupazioni di ortodossia che da volontà di razionalistico e pregiudiziale rifiuto della credibilità di tali “fatti” e ho ragionato a partire dal bisogno profondo, che essi esprimono, per tutte e tutti coloro che ne sono protagonisti.

 

Capitolo 2: La Chiesa e Maria: si tratta di un esame della posizione ufficiale della Chiesa rispetto alla devozione mariana, dal passato ai giorni nostri, allo scopo di evidenziare quale sia l’immagine della Madonna che la tradizione ufficiale ecclesiastica ha promosso e promuove, nonostante le contraddizioni profonde che nel suo stesso seno si manifestano.

 

Capitolo 3: Maria prima di esserlo: è una ripresa delle caratteristiche, evidenziate da studiose e studiosi contemporanei, del culto della Grande Madre, così come era diffuso non solo nell’area della civiltà occidentale, ma anche indiana, orientale, americana e africana, allo scopo di sottolineare come nella più sedimentata tradizione religiosa di ogni popolo compaia la figura femminile, nella sua intrinseca sacralità. Anche se nell’imporsi dell’unico Dio Padre essa sembra venire cancellata, la mia indagine si conclude mostrando come, al contrario, la divinità femminile continua ad agire e a presentarsi anche all’interno di un simbolico apparentemente tutto maschile.

 

Capitolo 4: Le storie di Maria: attraverso tutte le fonti disponibili, viene disegnato il ritratto che la tradizione ci tramanda della figura di Maria e si spiegano i motivi che hanno portato una “lezione” ad imporsi su tutte le altre.

 

Capitolo 5: Chi era Maria: alle teorie tradizionali sul Cristianesimo e sulla Madonna vengono contrapposte interpretazioni che problematizzano sia le origini, sia le figure centrali, sia lo sviluppo storico di questa religione.

 

Capitolo 6: Madre del Cristianesimo: viene esposta la tesi centrale del lavoro, facendo “precipitare” tutti gli elementi raccolti nei precedenti passaggi storico-logici e ragionando sia sul fatto, già ampiamente noto, che il primo racconto dell’Annunciazione deve essere fatto risalire a Maria, sia sulle circostanze che hanno condotto quella giovane donna di Galilea a presentare Gesù come Figlio di Dio.

 

Capitolo 7: Grazie a Maria: vengono evidenziati tutti gli elementi che contribuiscono a fare del culto della Vergine un momento di civiltà altissima e di riferimento esemplare nella tessitura dei rapporti tra donne e uomini di tutte le culture.

 

Capitolo 8: Madre Natura: la devozione alla Madre viene ricondotta al bisogno estremo di ristabilire un fecondo equilibrio tra esseri umani e Natura, per garantire al pianeta sopravvivenza e riportare alla misura l’illimitata tracotanza maschile.

 

Il lavoro si conclude con una breve e sintetica rassegna di tutte le apparizioni di Maria nella seconda metà del ‘900.

 

Ho cercato di essere semplice e chiara, per quanto era possibile, perché il mio desiderio è che queste pagine possano essere avvicinate da chiunque, in modo da suscitare occasioni di riflessione, dialogo e confronto, tra quante e quanti, donne e uomini, siano alla ricerca di strumenti di comprensione e di costruzione della realtà.

Nadia Lucchesi 2002

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