Donne che parlano

Miriam Toews-donne-che-parlano

 

Donne che parlano, Miriam Toews, Marcos y Marcos, 2018, 18 euro

Otto donne chiuse in un fienile, in un remoto villaggio canadese. Chiuse all’interno di una chiusa comunità mennonita, un’intransigente setta cristiana che considera le donne meno che le bestie. Ma loro si trovano lì dentro volontariamente, perché devono prendere una decisione, e hanno solo quarantotto ore di tempo.

 

È a questo punto della loro storia che cominciamo a conoscere le donne dei Loewen e quelle dei Friesen: le due anziane, quattro delle rispettive figlie, due nipoti. Hanno incaricato un uomo, August, un “irregolare” come loro, di verbalizzare la loro riunione, i pensieri che diventeranno parole tra quelle pareti, dove fingono di essersi riunite per cucire insieme. Perché loro non sanno né leggere né scrivere, non conoscono la lingua inglese che si parla fuori dalla colonia di Molotschna e tra loro parlano una lingua orale risalente al medioevo conosciuta solo all’interno delle comunità mennonite: il plautdietsch, un miscuglio di tedesco, olandese, pomerano e frisone. Non sanno nemmeno dove si trovano, sanno a malapena in quale direzione si trova la città più vicina.

La storia si svolge oggi, nell’arco di tempo di quarantotto ore, e ha un antefatto: per alcuni anni quasi tutte le donne e le ragazzine della comunità si svegliavano al mattino coperte di lividi e insanguinate, con addosso evidenti segni di stupro. Non ricordavano nulla di quanto era successo durante la notte, e secondo il Pastore della colonia quello che accadeva era frutto di interventi soprannaturali, del demonio, o delle fantasie malate delle donne. Finché una notte una madre e una figlia non si sono appostate e hanno scoperto tutto: un gruppo di uomini della colonia era l’autore delle violenze e degli incesti, che commettevano dopo aver narcotizzato le loro vittime con uno spray a base di Belladonna usato per sedare le mucche.

 

Per sottrarli all’ira delle donne il Pastore li denuncia e i colpevoli vengono arrestati. Ora, quando il romanzo ha inizio, tutti gli uomini si sono recati in città per pagare la cauzione e riportarli a casa. E le donne devono decidere come comportarsi: fingere di nulla e perdonare, e avere così accesso al paradiso? Reagire con violenza? Andarsene? Per quarantotto ore discuteranno tra loro le otto donne incaricate anche dalle altre, a cui man mano viene riferito dalle più giovani lo svolgimento della discussione. Per 240 pagine ascoltiamo le loro parole, i dubbi, i pensieri, le preoccupazioni, le considerazioni religiose e filosofiche sul senso della loro esistenza, com’è e come potrebbe essere. Su cosa può significare prendere in mano la propria vita, per chi non l’ha mai fatto, e parlare liberamente per la prima volta, per poi decidere. Seguire le regole, quali e perché, e in cosa consiste la libertà.

È un romanzo che cattura con la sola forza delle parole, più che con il ritmo della trama, e chi legge entra grazie alle parole dentro l’anima delle protagoniste, ma anche nelle questioni pratiche a cui dovranno trovare soluzione se vorranno salvare sé stesse e le altre, insieme ai figli piccoli.

 

La scrittrice, Miriam Toews, è nata nel 1964 in una comunità mennonita canadese, da cui è fuggita all’età di diciotto anni, e conosce bene ciò che racconta. Ma il romanzo le è stato suggerito da un fatto realmente accaduto qualche anno fa in una colonia simile alla sua, in Bolivia, e ha deciso così di “parlare”. Ha scritto altri romanzi, di grande successo e pluripremiati in Canada e negli Stati Uniti, e tutti tradotti e pubblicati in Italia dalla casa editrice Marcos y Marcos.

 

 

Maristella Lippolis

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