Amazzoni – vita e leggende delle donne guerriere nel mondo antico.

Amazzoni

Sono i Greci (e soprattutto lo storico Erodoto) a rappresentare, secondo l’autrice, una delle fonti più rilevanti per quanto riguarda le Amazzoni; ciò che però attesta in maniera inequivocabile l’esistenza storica di tale popolo è rappresentato da tutto quello che è stato rinvenuto nelle tombe, soprattutto in una precisa area geografica intorno al Mar Nero del Nord.

 

Gli scheletri e i corredi funerari possono infatti rilevare, grazie alle recenti scoperte scientifiche in tale ambito, una quantità impressionante di informazioni sulla vita e la morte di un individuo anche se vissuto migliaia di anni fa. E nel caso specifico delle Amazzoni, nelle tombe si sono trovate scheletri palesemente riferibili a donne guerriere (dalle gambe arcuate, tipiche di chi monta spesso a cavallo) e una vastità di oggetti anch’ essi riferibili alle donne (pettinini, bracciali di ferro, cinture di metallo, armi, frecce, oltre ad un caleidoscopio di oggetti dalle influenze particolari, come oggetti di fine vetro romano, di avorio indiano, immagini buddhiste, specchi cinesi e tanto altro).

Prima di esplorare più da vicino questo popolo di donne guerriere, è importante capire qualcosa di più dell’etimologia della parola “amazzone”; per lungo tempo e in maniera semplicistica si era diffusa l’opinione che tale parola significasse “senza un seno”, a causa del fatto che tirando con l’arco, queste donne avessero l’abitudine di cauterizzarsi un seno che poteva essere di intralcio. Tale spiegazione venne diffusa dai Greci anche se però Erodoto (lo storico che meglio conosceva questa popolazione) non ne parla mai. Per ovviare a tale possibile intralcio, era loro abitudine usare un corsetto che le aiutava a comprimere il seno durante le cavalcate o le battaglie. Altre fonti storiche riferiscono del significato di “non allattata” ma la più calzante sembra essere quella di “senza marito”: era infatti questa una società di donne che decidevano di non unirsi in matrimonio a nessun uomo, in virtù della grande parità di genere in essere all’interno. I ragazzi e le ragazze di tali gruppi nomadi venivano addestrati alle arti belliche nello stesso modo e la sessualità era praticata in maniera libera ed appagante, non sempre legata alla riproduzione. Al di fuori del mito (alimentato perlopiù dai Greci che sostenevano che le Amazzoni praticassero un amore “occasionale”), emerge un tema costante di attrazione sessuale reciproca, sesso consensuale e piacevole e senso di parità con gli amanti maschi. Erano dunque “respirati” concetti come la parità di genere, autorità condivisa, responsabilità, interdipendenza e amore tra anime gemelle.

 

Da dove arrivano le Amazzoni?

 

Si ritiene che appartenessero al popolo dei Traci e degli Sciti, che erano un insieme di tribù caratterizzate da un certo grado di affinità e situate nel territorio che andava dal Mar Nero all’Adriatico, noto come Scizia. I Greci entrarono in contatto con queste tribù nomadi a partire dall’8° secolo a.C. recependone anche il loro folklore e la loro lingua. Attraverso lo studio della lingua scita, si ritiene che avesse origini iraniane ma con derivazioni anche da lingue caucasiche. Fu proprio Erodoto a sostenere la grandissima varietà di lingue parlate da tali tribù nomadi. E i nomi delle Amazzoni testimoniano spesso la loro immensa popolarità nel mondo greco e non e suggeriscono l’esistenza di storie perdute. La maggior parte dei loro nomi sono greci e contengono la radice -ipp (cavallo), o toxis (tiro con l’arco). Altri nomi riportano invece a tratti caratteriali, nomi di città o alludono all’eguaglianza con gli uomini. Benchè poi tali popoli nomadi abbiano tramandato una cultura pressochè orale, si è dimostrato che le Amazzoni erano alfabetizzate e ben istruite.

 

(suggerisco a tal proposito la seconda parte del saggio riporta numerose leggende che rimandano alle Amazzoni, sia del mondo greco che non; in tali racconti si possono ritrovare molti spunti interessanti, il cui tratto comune è sempre il senso di parità ed uguaglianza tra donne e uomini che pervade nonché quel senso di compassione che le Amazzoni sentivano nei confronti dei loro prigionieri di guerra)

 

Le Amazzoni avevano l’abitudine di tatuarsi: tale arte infatti era molto diffusa tra le tribù trace e scite e aveva una funzione magica. Erano fatti le donne scite che la insegnarono a quelle trace quando si verificò la fusione tra questi due popoli. Nei tanti vasi in cui sono raffigurate scene di battaglia ad opera delle Amazzoni, spesso i loro corpi sono disegnati con dei tatuaggi, anche se i Greci ritenevano questa pratica come ignominiosa.

 

Nonostante i tatuaggi siano sempre ben visibili nelle raffigurazioni pittoriche e scultoree delle Amazzoni, tuttavia è raro trovare un’amazzone nuda o vestita in modo succinto: nei rari casi (ad esempio in scene di amazzoni nude mentre fanno al bagno), vengono descritte come disarmanti nella loro vita quotidiana e piene di sensualità.

 

Nella vita quotidiana curavano molto il loro corpo, sia esteticamente (era diffusa la pratica della sauna con olii essenziali perlopiù al cedro) che interiormente: consumavano il kourmiss (una delle bevande più antiche insieme all’idromele e alla birra), latte di giumenta fermentato fortemente lassativo, che essendo fermentato era anche alcolico e inebriante. Utilizzavano poi anche la canapa, sia come tessuto che sotto forma di cannabis, al fine di scatenare la furia “menadica” durante le battaglie o durante le danze.

 

È una leggenda infondata quella che narra le Amazzoni come donne che storpiavano i neonati maschi! Si è detto già infatti che nella società delle Amazzoni i ragazzi e le ragazze erano cresciuti nella stessa maniera; spesso poi i loro figli venivano affidati a membri di altri clan, pratica che permetteva di assicurare fiducia e relazioni politiche tra gruppi che altrimenti sarebbero potuti entrare in conflitto.

 

La vita delle Amazzoni era scandita da allevamento e crescita dei cavalli, partecipazione a festival, narrazione di storie, commercio e caccia, saccheggi di piccole entità. La loro vita era nomade e usavano allestire accampamenti di tende in feltro.

 

L’addomesticamento del cavallo risale al 4.000 a.C. da parte dei popoli del Mar Nero del nord e sembra che le Amazzoni siano state le prime ad andare a cavallo. Le Amazzoni amavano moltissimo i loro cavalli tanto che ne curavano anche l’alimentazione e furono le donne scite a diffondere la pratica dell’inginocchiamento del cavallo che permetteva alle donne di risalire rapidamente in sella. Oltre ai cavalli (che spesso venivano seppelliti insieme alle donne guerriere), le Amazzoni avevano un’adorazione per gli uccelli rapaci, che le accompagnavano durante le loro battute di caccia.

 

Secondo i Greci, poi, le Amazzoni furono il primo popolo a fabbricare armi di ferro: asce, archi, lance leggere, scudi a mezzaluna, spade. Le Amazzoni usano moltissimo l’arco e le frecce e avevano affinato una tecnica per tirare più frecce alla volta senza estrarle dalla faretra. L’arco usato più diffusamente era quello ricurvo, più piccolo ma capace di dare alle frecce maggiore potenza, precisione, distanza e velocità. Rappresentava l’oggetto più prezioso per le donne guerriere tanto da avere una importante ritualità nel processo della fabbricazione. Anche le punte delle frecce usate in battaglia mostravano una superba maestria artigianale.

 

Degna di nota anche una breve descrizione delle cinture, usate in battaglia: erano molto raffinate nella fattura, e avevano appeso un piccolo calice per “trattate” le frecce con il veleno delle vipere, contenuto nel calice per evitare che l’arciere ne potesse essere contaminato.

 

E infine, voglio riportare integralmente un passo del saggio, che ritengo particolarmente importante e che riguarda la forma di governo delle Amazzoni:

 

“I miti greci e gli storici parlano di regine e principesse amazzoni. Si diceva che alcune leader delle Amazzoni avessero ereditato la carica dalle loro madri, ma generalmente ottenevano il potere grazie alle loro qualità personali. Presso i gruppi nomadi descritti nei tempi antichi e moderni, i capi (alcuni uomini, altre donne) a volte ereditavano il potere dai genitori o dai coniugi, ma in altre circostanze venivano eletti dal popolo e le decisioni erano spesso prese in base al consenso generale. In altre situazioni un leader particolarmente forte, uomo o donna, acquisiva un potere autocratico su un gruppo o una confederazione. Diverse fonti antiche descrivevano regine guerriere e indipendenti donne di potere. Strabone ad esempio riferiva che ai suoi tempi le tradizionali terre delle Amazzoni del Ponto e della Colchide erano governate da una donna saggia e capace. Una saga dei Nart circassa che narra di eroi ed eroine del Caucaso descrive un concilio di donne del tempo che fu, composto da donne anziane, sagge e lungimiranti che discutevano quotidianamente le questioni e stabilivano leggi e consuetudini basandosi sulla loro grande esperienza e perspicacia. Nei racconti e nelle storie sulle donne guerriere dell’Asia Centrale le vedove, le mogli o le figlie dei capitani uccisi spesso si mettevano a capo di una tribù o di un clan, una pratica comune a molti gruppi nomadi delle steppe. La letteratura e la storia della Grecia abbondano di rivalità fatali tra governanti uomini e campioni di guerra. Le rivalità tra regine amazzoni e le guerre tra gruppi di Amazzoni sono rare eccetto per il mito di Antiope e per lo storico duello tra Cinna e Caeria. Le antiche fonti paiono indicare che il processo decisionale delle Amazzoni, comprendesse la presenza di discussioni e la ricerca di un consenso. Erodoto descrive ad esempio il do ut des che caratterizzò le negoziazioni tra le Amazzoni e gli Sciti, grazie alle quali ebbe origine la tribù dei Sarmati.”

 

Adrienne Mayor è studiosa della scienza e dell’arte militare dell’antichità. Le Amazzoni, la geomitologia e gli antichi metodi di guerra biologica e batteriologica, come l’uso del miele tossico, delle coperte contaminate dal vaiolo e degli abiti avvelenati nell’India di epoca Moghul, sono argomento dei suoi studi. Attualmente svolge lavori di ricerca presso il Dipartimento di studi classici e di storia e filosofia della scienza dell’Università di Stanford.

 

Tra i suoi libri ricordiamo The First Fossil Hunters: Paleontology in Greek and Roman Times e Greek Fire, Poison Arrows & Scorpion Bombs: Biological and Chemical Warfare in the Ancient World.

 

Enza Di Lizia

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