Omaggio a Rosa Luxemburg

“Chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene.”

“La libertà è sempre la libertà di dissentire.”

Il vostro ordine è costruito sulla sabbia. Già domani la rivoluzione si ergerà nuovamente ed annuncerà con un suono di squilla: Ero, sono, sarò. 

[da “Bandiera Rossa. L’ordine regna a Berlino”, 1919]   Rosa Luxemburg

Secondo Lidia Menapace,  Rosa Luxemburg è stata una vera “anticipatrice in riferimento a diversi aspetti della vita politica, ecologica, sociale ed economica.” [1] Una donna rivoluzionaria a mio avviso che sapeva dare lustro alle sue parole infuocate:

 

“Solo estirpando alla radice la consuetudine all’obbedienza e al servilismo, la classe lavoratrice acquisterà la comprensione di una nuova forma di disciplina, l’autodisciplina, originata dal libero consenso.”

“L’ipotesi di rivoluzione che abbozzò era un movimento di moltitudini autonome, che svolgono una sorta di pedagogia del potere e del suo esercizio nel corso di uno sciopero generale ad oltranza: difficile pensare una soluzione rivoluzionaria meno violenta e comunque del tutto difforme dal modello leniniano della conquista militare del Palazzo d’Inverno.

Per Rosa l’importante era che il processo raccogliesse il maggior numero di persone attive, che imparavano come si gestisce una società mentre si usa e si modifica. Una idea singolare e originale che non fu seguita e anzi tacciata di “spontaneismo”. A me pare che possa a buon titolo essere annoverata tra i possibili percorsi verso un altro mondo possibile costruito senza violenza e senza esclusioni, nella libertà.  Non si può dire che Rosa faccia parte della lista dei teorici della nonviolenza, ma il suo modo di pensare e fare teoria e di insegnarla assomiglia piuttosto a un piglio donnesco di agire secondando gli eventi e associando le persone.” 

Questa caratteristica che analizza Lidia Menapace, io l’ho espressa immaginando come se Rosa L. fosse stata una nuova sibilla, inascoltata, ma che tuttavia aveva una visione di quello che sarebbe potuto succedere: una visione che emergeva mettendo insieme gli innumerevoli pezzi dei suoi studi, delle sue riflessioni, delle sue lettere.  

“I modi attraverso i quali si relazionava alle persone erano appassionati, emotivi, generosi e forti, il che era in contrasto con la nota fragilità anche della salute, oltre che della persona poco appariscente e tutta espressa dallo sguardo intenso. Né si può dire che facesse parte attiva del movimento di emancipazione, ma ebbe più volte disagio per giudizi che la separavano dal genere come una luminosa “eccezione”.  Fu del resto molto amica di Clara Zetkin e delle altre: sarebbe difficile trovare tratti più pieni di sollecitudine e amicizia dei suoi, amicizia che durava anche oltre le furibonde e spesso aspre e sempre vivacissime polemiche che gestì verso molti illustri compagni. Tratti pieni di cura, semplicità, affetto appaiono soprattutto dalle lettere: credo che possiamo trovare in lei pratiche simili alla relazione che oggi teniamo per approfondimento dei modi non imperiosi, non gerarchici, però nemmeno reticenti e complimentosi, in uso nel femminismo che ci piace.”

“Qualche volta ho la sensazione di non essere un vero e proprio essere umano, ma appunto qualche uccello o un altro animale in forma di uomo; nel mio intimo mi sento molto più a casa mia in un pezzetto di giardino come qui, oppure in un campo tra i calabroni e l’erba, che non… a un congresso di partito. A lei posso dire tutto ciò: non fiuterà subito il tradimento del socialismo. Lei lo sa, nonostante tutto io spero di morire sulla breccia: in una battaglia di strada o in carcere. Ma nella parte più intima, appartengo più alle mie cinciallegre che ai “compagni”. E non perché nella natura io trovi, come tanti politici intimamente falliti, un rifugio, un riposo. Al contrario, anche nella natura trovo ad ogni passo tanta crudeltà, che ne soffro molto.”

“E non era nemmeno – come è ovvio – una ambientalista: ma come nel pensiero economico ha anticipato, sia pure con altra terminologia, la globalizzazione, così ha pure anticipato temi e sensibilità tipiche della pratica ambientalista. Dedicò attenzione ed analisi al lavoro contadino, nel quale individuò il proletariato agricolo (i/le braccianti, le mondine, le raccoglitrici) come operai della campagna.  La sua formazione scientifica era significativa secondo il piano di studi dei licei che nell’Europa centrale avevano più attenzione alle scienze di quanto non fosse nell’Europa occidentale e meridionale: ma non basta l’attenzione appresa a scuola per spiegare il suo amore per la natura che arrivava fino a finezze “buddiste” quando nel camminare o passeggiare nei boschi, che tanto le piaceva, lamentava il fatto che persino camminando semplicemente sul terreno si uccidono o disturbano formiche bruchi insetti e erbe. “

 

“Aveva un colloquio molto vivo con tutto il mondo naturalistico fino a commuoversi e riflettere sulla fatica che infliggiamo agli animali domesticati per il lavoro: rimane famoso il suo sguardo partecipe, dalla finestrina della cella carceraria, verso un campo nel quale vede un bufalo (io sapevo un asino) che piange: dai grandi occhi bovini scendono lacrime di fatica e di dolore nel trascinare macchine per lavorare la terra: il cuoio forte e tenace è piagato dalle corde e dolora. Non sono più che abbozzi. Ma il rigore filologico non viene meno se nel leggere una persona che non è più al mondo cogliamo anche più sotterrane consonanze e sensibilità recenti. Anche la conoscenza storica è una relazione che si rinnova ed estrae dagli avvenimenti echi e specchi prima non avvertiti: Rosa suggerisce spesso simili esperienze: era del tutto immersa nel suo tempo. L’immagine di lei debole e piccola, issata su una tribuna da comizi con l’ombrellino di seta parasole, il vitino stretto e il fiocco di pizzo alla scollatura, non la allontana da noi, la colora di storia e di una vita che ancora fluisce.”

 

“La filologia serve per riconoscerle, con la scorta delle nostre esperienze femministe, che tutto ciò che fece è stato celato in una trasmissione avara, gelosa e invidiosa e da immaginetta sacra nella nicchia. E’  ora e tempo che la leggiamo con più libertà e partecipazione, usando i messaggi affettivi che ci trasmette dalle opere, dalle lettere, dalla biografia” .[1]

[1]“Donne Disarmanti – storie e testimonianze su nonviolenza e femminismi”  – a cura di Monica Lanfranco, Maria G. Di Rienzo – Edizioni INTRA MOENIA – NAPOLI 2003 pag. 119 e succ.

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