Genevieve Vaughan

Genevieve-Vaughan

Ricercatrice americana trapiantata in Italia e teorica di un sistema economico basato sullo scambio privo di interesse personale.

di Silvia Vaccaro

La crisi del sistema capitalista e l’andamento disastroso delle economie di alcuni paesi occidentali nell’ultimo anno hanno aperto un dibattito: oggetto della discussione l’infallibilità del neoliberismo e la possibile apertura a nuove forme di economia.

 

Durante una conferenza sul matriarcato, ho incontrato Genevieve Vaughan, ricercatrice americana trapiantata in Italia, che ha elaborato la “teoria del dono”, un sistema economico basato sullo scambio ma privo di interesse personale. “Penso che si debba e si possa ripartire dal dono soprattutto in un momento di crisi come questo – ha spiegato Genevieve – e dal dare per soddisfare i bisogni dell’altro, non per ottenere un profitto, proprio come fanno le madri coi figli o nelle comunità indigene sparse per il pianeta: solo così può crescere un’umanità migliore e più attenta.”

 

Le ho chiesto come si colloca il femminismo in questo senso. “Credo che il femminismo di per sé è una sorta di dono, perché le donne hanno tentato di restituire alle loro compagne quello che la società patriarcale ha tolto loro nei secoli. Inoltre le donne assolvono ancora oggi una funzione di ‘donans’ nei confronti della società in generale: questa nostra predisposizione al dono e il suo riconoscimento sono vitali per l’umanità intera.”

Le ho chiesto se la presenza di un maggior numero di donne nei governi possa facilitare l’affermarsi dell’economia del dono e lei, sorridendo, ha dichiarato che le donne che hanno un atteggiamento patriarcale e sfruttano il sistema vigente invece che rovesciarlo, non favoriscono di certo un’economia alternativa. “Bisogna essere una donna anti-patriarcale per poter cambiare le cose. Nel subconscio tutte abbiamo la vocazione al dono, ma alcune di noi credono ancora nell’economia capitalista, nonostante tutti i giorni abbiamo le prove che questo sistema genera ingiustizie e disastri. È solo uno specchietto per le allodole: le donne attratte dal capitalismo, che ne vogliono fare parte, non sanno valutarne la portata negativa.

 

Credo dunque che bisognerebbe creare un’economia completamente diversa, non di mercato, ma un’economia del dono generalizzato. Alcuni esempi sono i software gratis che si trovano su internet, o wikipedia, o la condivisione delle informazioni tramite mailing list. È difficile pensare ad un sistema economico alternativo ma spero che, anche grazie alla rete, sarà sempre più semplice condividere e donare agli altri.”
Il dono in parte viene messo in pratica anche nelle nostre società capitaliste, ma l’azione del “donare” non è riconosciuta come un valore. Ancora meno viene riconosciuta l’importanza del ruolo materno e di educazione al dono, portato avanti dalle donne. “L’umanità non vuole riconoscere che tutti crescono in una economia del dono, perché i bambini piccoli ricevono senza dare, non potendo scambiare alla pari con gli adulti. In passato, nelle cosiddette civiltà primitive, esisteva una continuità tra l’infanzia e il mondo degli adulti e venivano mantenute alcune pratiche come quella del dono.

 

Nelle nostre società occidentali invece l’apporto delle madri e dei piccoli non è preso in considerazione come dovrebbe. Io credo che i bambini spesso possano insegnare a noi come comportarci, pensiamo ad esempio a come trattano la natura, noi dovremmo imparare da loro, noi che l’abbiamo devastata!”

 

Nelle società indigene, tuttora, le economie sono costruite sulle pratiche del dono, mentre le economie occidentali sono costruite solo sullo scambio, sull’interesse personale, sulle sopraffazioni. Secondo Vaughan “capitalismo e patriarcato combaciano: i valori dell’uno sono molto simili a quelli dell’altro. Nonostante alcuni difensori del neoliberismo affermino che il mercato offre la possibilità di vivere in una società più giusta e più equa di quella patriarcale, questa è una bugia: l’ineguaglianza è solo spostata su un piano diverso, un piano materiale.” La lucidità delle riflessioni di Genevieve mi porta ad affermare che una lotta seria contro il patriarcato dovrebbe partire, o quantomeno considerare, una revisione dell’economia vigente dalle sue fondamenta.

 

(27 settembre 2010)

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